Triora e le Streghe, un legame che risale al 1587

Triora è un paese in provincia di Imperia (Liguria) che oggi conta circa 380 anime, ed è famoso anche e soprattutto per essere stato "la Salem italiana".
In un periodo in cui sono parecchio affascinata dai libri sulle streghe, facendo qualche piccola ricerca mi sono imbattuta in questa storia passata. Per molti una leggenda, per alcuni la prova mascherata dell'esistenza sul territorio italiano delle streghe.

Facciamo un bel balzo indietro nel tempo. 
E' il 1587, su Triora si abbatte una terribile carestia. Raccolti distrutti e un'epidemia devastante che colpisce il bestiame mettono in ginocchio contadini e allevatori. Era un'epoca oscura dove la lotta al paganesimo era come pane quotidiano e nelle menti aleggiava la paura del maligno. Fu fin troppo facile quindi insinuare che il male si fosse fatto strada nelle vie del borgo e dare la colpa delle disgrazie del paese al demonio che, secondo le menti dei paesani, minate dalle carestia e dalla fame, agiva furtivo per mano di streghe potenti e assassine (furono persino accusate di cannibalismo verso bambini in fasce).
Il Consiglio degli anziani di Triora agì senza pensarci troppo e con l'avvallo dell'Inquisitore di Genova. 
Così ogni  donna che non era considerata degna dei canoni morali di allora fu tacciata di essere una strega e considerata colpevole...
Cominciò una terribile e delirante "caccia alle streghe" condita da inaudite torture che dovevano portare le malcapitate a confessare i loro peccati.
I documenti dei processi ed i verbali di interrogatorio sono conservati presso l'Archivio di Stato di Genova. Le condanne per presunte stregonerie causarono la morte al rogo di diverse fanciulle ed addirittura anche di un ragazzo.
Ci vollero circa due anni per far calmare il delirio della gente e fu solo dopo l'intervento del Governatore di Genova, espressamente richiesto da alcuni membri del Consiglio del paese, che questo atroce periodo di persecuzione e morte ebbe fine.
Ecco perché quando si parla di Triora ci si riferisce al "paese delle streghe", ed ecco perché ogni anno nel piccolo e caratteristico borgo ligure queste tornano protagoniste in agosto (con Strigoria e il periodo del raccolto) e nella Notte Nera del 31 ottobre (con una magia di Halloween che non fa invidia alle migliori tradizioni americane).
E di quel periodo fatto di ombre e terrore oggi resta il fascino indiscusso del potere soprannaturale, del misto tra realtà e fantasia, che continua ad ammaliare i tanti visitatori che si inoltrano tra i carrugi del borgo di Triora.
Uno del luoghi da vedere se ci si avventura tra le splendide viuzze di Triora è la Cabotina, dove la storia racconta si trovassero le streghe per incantesimi e maledizioni.

Triora, il Museo
Per fare un salto nel passato e scoprire tutto su Triora, è possibile visitare il Museo Regionale Etnografico e della Stregoneria che si trova proprio nel borgo.  Una tappa consigliata a chi si trova nei paraggi, che mischia storia e leggenda.
Info: www.museotriora.it 

E se sono riuscita a far crescere almeno un po' la vostra curiosità sappiate che sulla storia di Triora sono anche stati scritti dei libri :-)

Buona lettura, peeps! 

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[da Wikipedia]
Il racconto del processo di Triora:
Il famoso processo di Triora ebbe il suo antefatto nel 1587 e nei mesi precedenti quando avvenne una terribile carestia. Oggi sappiamo che la carestia probabilmente era il frutto di una manovra economica dei proprietari terrieri. Il popolo tentò di cercare il colpevole e le vittime furono le presunte streghe ossia alcune donne del villaggio. Un'altra accusa rivolta ad esse fu l'infanticidio.
Nell'ottobre del 1587 il Parlamento locale durante una seduta chiese alle autorità civili e religiose ad intervenire alle persecuzini delle streghe. Così arrivarono il Vicario dell'Inquisitore di Genova ed Albenga, inoltre il sacerdote Girolamo del Pozzo che sosteneva fermamente la presenza del maligno. Durante la sua predica alla messa chiese a tutti a denunciare le streghe. Così arrestarono subito venti donne, poi dopo le torture altre trenta. Tra di loro tredici donne, quattro ragazze e un fanciullo si dichiarorono rei confessi. Fecero delle carceri da case private, la più famosa fu chiamata casa del Meggio, oggi nominata Ca' de baggiure (Casa delle streghe). In pochissimo tempo avvennero le prime morti: Isotta Stella, una sessantenne di nobile famiglia morì per le torture subite, un'altra invece si gettò dalla finestra.
Al processo intervenne anche il Consiglio degli Anziani. Visto che accadettero delle tragedie i quali lo ritenevano come brutta fama, il Consiglio chiese agli Inquisitori di procedere il processo con più cautela. Infatti, tra le trenta donne furono anche persone nobili e quelle matrone. Dopo alcuni trattati ebbero giustificato la morte della Isotta Stella, ma il fatto della donna gettatasi dalla finestra fu spiegato come atto del diavolo: “...una notte tentata dal diavolo procurò la fuga con guastore una sua veste che aveva indisso et accomodarla a guisa di benda, ma non l'essendo cascò subito che fu fuori dalla finestra.”
Comunque la richiesta del Consiglio per la revisione del modo di procedere fu inascoltata dal Parlamento. Dopo breve il governo genovese si mise in moto ed arrivò a Triora: tutti cominciarono a vedere che qualcosa non va nella regolarità del processo, anzi. Nei primi giorni di maggio del 1588 arrivò l'Inquisitore Capo a Triora e visitò le carceri. A questo punto fu lasciata libera solo una ragazzina di tredici anni.
Un mese dopo, in giugno Genova mandò un commissario di nome Giulio Scribani ed egli portò il terrore. In questo periodo trasferirono le donne incarcerate a Genova dopodiché lo Scribani fece tutto per trovare delle nuove streghe. Le accuse furono: reato contro Dio, commercio con il demonio, omicidio di donne e bambini. Cominciarono nuovi interrogatori, supplizi di fuoco (certo erano sottoposti degli innocenti). Quest'opera influenzò anche i paesi vicini come Castelvittorio e Sanremo ove ebbe pure inizio le cacce alle streghe.
Scribani chiese il supplizio del rogo alle quattro donne, il governo però tentennò e domandò aiuto a Serafino Petrozzi il quale affermò che la confessione non avalla l'accusa. Così obbligarono lo Scribani per fare altre prove ma rispose che avvrebbe bisogno di tempo per agire perché i delitti vennero fatti molto prima e ormai è difficile accertarli. Rifece i processi ed al 30 agosto progettarono la condanna a morte per stregoneria. Vicino al Petrozzi arrivarono altri due giudici: Pietro Alaria Caracciolo e Giuseppe Torre. Tutti e tre erano d'accordo con lo Scribani oramai, affermarono la giustizia della condanna a morte sul rogo. Alcune tra le vittime furono Peirina di Badalucco e Gentile di Castellvittorio. Però appena in tempo arrivò il Padre Inquisitore di Genova. Egli fu il rappresentatore dell'Inquisizione di Roma e solo lui poteva giudicare i fatti e i crimini delle streghe. Così nell'ottobre del 1588 vennero inviate a Genova dove stavano le prime tredici streghe.
Poco dopo il Doge fece due tentativi di richiesta dal Santo Offizio di finire il processo. Finalmente, al 23 aprile del 1589 il tragico processo alle streghe venne terminato. Non si sa esattamente che fine hanno fatto le donne incarcerate a Genova ma è probabile che furono lasciate libere.

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