AREA GOAL 02 05 2014 - a 1h05'45" video Ayrton Senna

AREA GOAL (talk show sportivo) puntata del 2 maggio: Juve, Toro, Nazionale, e uno speciale su Ayrton Senna, il campione brasiliano di F1 scomparso 20 anni fa sul circuito di Imola (da 1h02'00" a 1h12'50")
Area Goal in diretta ogni venerdì sera dalle 21.30 su Primantenna (canale 14 dt), e live streaming su primantenna.it.
Conduce Clara Vercelli, in redazione Beppe Gandolfo, Giovanna Raballo, Carlo Buonerba, Filippo De Lucia





<Ayrton Senna Da Silva nasce a San paolo, in Brasile il 21 marzo del 1960. Dopo una lunga trafila nelle categorie minori e un matrimonio in giovane età naufragato in pochi mesi, debutta in F1 nel GP del Brasile del 1984. E’ alla guida di una Toleman motorizzata Hart, una piccola scuderia che gli da la possibilità di crescere e di farsi notare. Lo fa già alla sesta gara, sul circuito di Montecarlo dove, sotto una pioggia torrenziale, arriva secondo alle spalle di Alain Prost, pilota già affermato e alla guida di una ben più potente McLaren...

Nacque così un duello in pista e fuori che continuò fino al ritiro dalle corse del francese. Montecarlo è stata certamente la pista di Senna, ben 6 le vittorie conquistate nel Principato, di cui 5 di fila dall’89 al 93. Nel 1985 Senna passa in Lotus e vince il suo primo GP all’Estoril, in Portogallo, ancora una volta su una pista bagnata. Si comincia a chiamarlo con il soprannome di “Mago della Pioggia”. Deve aspettare fino al 1988, quando avviene il suo passaggio in McLaren, per vincere un mondiale, si ripeterà nel ‘90 e del ‘91 sempre con la scuderia di Ron Dennis. Quella del 1994 era la sua prima stagione in Williams. Imola, 1 maggio, Gran Premio di San Marino. Un weekend già segnato dagli incidenti a Rubens Barrichello il venerdì, senza gravi conseguenze, e a Roland Ratzenberger il sabato che invece costò la vita all’austriaco. La morte tornò così a toccare la F1. L’ultimo pilota scomparso in pista era stato Elio De Angelis nel 1986.
Non era sereno in partenza Ayrton.
Inizia il 7 giro, Senna è in testa, arriva al curvone del Tamburello.
Lo schianto.
Gli occhi di tutti fissi sull’immagine della Williams numero 2 semi-distrutta, ferma all’esterno della curva, in attesa di un segno, di un gesto che facesse capire che il tricampeao era sì scioccato, magari anche ferito, ma cosciente. Perché non poteva essere vero, perché a lui non poteva succedere, perché Ayrton era Magic, un asso immortale che sfidava il destino e ogni volta vinceva. Dopo interminabili secondi ecco un piccolo movimento, ma è quello che ti gela il sangue, che ti fa capire che non c’è più nulla da fare: un lento reclinare del capo, il resto del corpo immobile.
Finiva così l’esistenza dorata di un ragazzo nato privilegiato, ma che aveva lavorato duramente per ottenere un sedile in Formula 1 e tutti i successi che hanno contribuito a renderlo un mito indimenticabile. A soli 34 anni lasciava i ricordi di duelli memorabili, 161 gran premi, 41 vittorie, 90 volte a podio, 65 pole position, 19 giri veloci.

Ayrton era un grande pilota, tanto amato ma anche tanto odiato, soprattutto da chi non sopportava la sua sincerità a volte fin troppo pungente. «Sono un emotivo e per questo ringrazio Dio perché la vita senza emozioni e senza amore è priva di senso» diceva. «Alcuni, me ne accorgo subito, mi amano, altri mi detestano».

Una delle cose che colpiva di più di Senna era la sua capacità di sfruttamento totale del mezzo meccanico e una precisa tecnica di messa a punto ai box. Correre, gareggiare, per Ayrton Senna era la vita stessa. Apparentemente freddo, distaccato, in realtà era un istintivo, un passionale. Considerato da tutti un uomo fortunato, viveva sì nel lusso, ma si allenava con costanza e tenacia quasi maniacale. La sua prima regola andare veloce, cercare la perfezione, vincere. Ayrton Senna non solo vinceva, ma coinvolgeva. Non importa quanti mondiali erano già suoi o potevano diventarlo, Ayrton infiammava i cuori. Un altro grande pilota che aveva questa dote era Gilles Villeneuve: non ha mai vinto un mondiale Gilles, ma non importa a nessuno.
Più grande di qualsiasi titolo…

C’era un po’ di sangue italiano in quel cognome, Senna, che aveva ereditato da mamma Neide. L’aveva preferito al più comune Da Silva di papà Milton per distinguersi dai tanti Da Silva portoghesi, ma non perché non amasse il suo paese, anzi, viveva in una costante mancanza del calore e dei colori della sua terra. Saudades la chiamano. Spiegare cosa significhi realmente a chi non è brasiliano pare non essere possibile.

C’è chi sostiene che Ayrton, quell’anno, avesse già valutato la possibilità di smettere di correre, ma era nato campione, e se n’è andato sfrecciando in pista, mentre era il leader della gara, lasciando un inconfondibile casco verde-oro, i colori della sua terra, e tanta malinconia.

Alle 14.17 del 1 maggio 1994, sul circuito di Imola, Ayrton Senna, da uomo, divenne leggenda.>

GioRa

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